La migrazione é compiuta. Ultimo post su questo blog per invitare chi lo desidera a seguirmi qui.
Ringrazio chi ha condiviso con me in questi mesi una risata, un paradosso, un momento triste. Ma siccome non sono brava nei saluti, preferisco affidare alla musica il compito di rendere soave la malinconia del tempo che scorre e nel quale noi scorriamo.
http://it.youtube.com/watch?v=rSwkz5AJGds
A presto, i buoni ricordi li porto con me.
PS. Il nuovo blog é ancora in costruzione. Le possibilità di personalizzazione sono talmente tante che mi sono un po' persa.
Ma sono in buona compagnia.
Fantastico. Excite ha deciso di migrare i blog tutti in un volta su
un nuovo server. Senza preavviso, ovviamente. Con mille problemi
tecnici tuttora in parte irrisolti. I caratteri astrusi che compaiono
qua e là, la mancanza di alcune lettere accentate sembrano ostacoli
insormontabii per lo "staff".
Sono stata priva dell'accesso per più di tre settimane, e sono alquanto scocciata.
Mi sento mortificata, ammutolita.
Il gatto é venuto a consolarmi facendo le fusa, acciambellandosi vicino, ma non basta.
Lo sai che sono sveglia, tu che leggi nella mia anima?
Mi senti? Sei connesso?
Come se, mentre si conversa normalmente, l'aria diventasse improvvisamente acqua e io non riuscissi più a respirare, Perdo tutte le coordinate conosciute, e inizio a soffocare, inspire ed espiro ma non trovo ossigeno,
Pioggia. I ritmi cittadini ne destrutturano l'essenza, rendendola mero impiccio, scevro di magia.
Traffico, ombrelli, scarpe bagnate, situazioni in cui presentarsi zuppi e men che in ordine é disdicevole privano l'occhio della mente di significati altri.
Sento la stagione che avanza, un languore della terra che cambia, il viso che necessita di gocce che lavano la secchezza, la feroce arsura estiva.
E solitudine, e silenzio, giallore di foglie autunnali, marciume nel sottobosco, sotterranea rinascita di funghi, umidi. Ascosi. Ciascuno cerca rifugio, in questa stagione, ciascuno presente l'allungarsi del buio, e cerca quiete nell'odore antico dell'incenso.
Un mantello a quadri, sui toni del verde e del blu, un abito scuro sotto. Inerpicarsi nella brughiera alla ricerca del picco, ad incontrare gli ultimi raggi di sole prima del tramonto.
Qualche giorno fa ho fatto l'inventario del mio guardaroba autunno-inverno. Sapevo già che non ci sarebbe stato da ridere e non mi aspettavo grandi cose.
Volevo fare un ragionamento su alcuni capi "strategici" da acquistare per valorizzare i pezzi migliori, ed eventualmente recuperare all'uso qualcuna di quelle cose che mi capita di dimenticare nell'armadio.
Tra questi, avevo reperito una giacca in panno nero, taglio classico, praticamente nuova fiammante, e ne ero proprio contenta.
Stamattina mi sono svegliata all'ultimo minuto, mi sono preparata velocemente, felice all'idea di poter amalgamare la
mise con la famosa giacca.
Con il conto alla rovescia in corso, mi sono guardata allo specchio per un istante, che é stato sufficiente a farmi vedere quanto il mio assegnamento fosse stato malriposto.
La taglia. Negli anni si può cambiare la taglia.
Non avevo né tempo né alternative. Sono uscita come Cucciolo, goffo nei vestiti troppo grandi, e mortificata.
Ieri mattina. E' suonata la sveglia. Naturalmente non l'ho sentita e Il Filhio ha dovuto venire a svegliarmi lui.
Dolcemente. E' un bravo Filhio.
Ho capito che qualcuno mi stava chiamando, ma non volevo andar via da dov'ero, volevo restare ancora in quella dimensione parallela.
Il mio subconscio ha fatto un tentativo di diversione, e ho farfugliato in stato di semiincoscienza: "Dove trovo il tuo indirizzo email?".
Al Filhio é salita una vocina allarmata e molto seria, mi ha detto: "Mamma. Sono tuo figlio. Io non ho un indirizzo email.", e dopo una pausa ha quasi supplicato: "Mi fai la colazione?"
Mi sono resa conto che aveva bisogno di essere rassicurato sul fatto che ero sempre sua madre, e gli ho risposto: "Certo.".
E con uno sforzo sovrumano mi sono alzata.
Mentre gli preparavo lo zabaione - rigorosamente di tre uova perché the liver is evil and has to be punished - gli ho detto: "C'é uno yogurt, prenditelo.".
Il Filhio ha guardato nel frigo e ha detto che non c'era. Io, con assoluta ovvietà gli ho replicato: "Ma no, é in borsetta".
Lui é andato a vedere senza batter ciglio, e questo mi ha dato la misura di quanto ormai sia rassegnato, a sua madre.
Mi sto rendendo conto ora che questa sarà la prima notte che trascorrerò sul materasso nuovo.
La settimana scorsa ho avuto un colpo di testa: sono entrata in un negozio e ne ho provati diversi, poi ho ordinato quello che mi faceva sentire più accolta.
E' lunga la storia del "recupero" della mia camera da letto, e ancora non é terminata, soprattutto per quel che riguarda il letto. Però improvvisamente non ho più potuto sopportare l'idea di dormire su quel materasso che é stato ricettacolo di tanti anni della mia vita e di molte cose non belle.
Ora ho bisogno di qualcosa di nuovo e pulito, nella mia vita.
Mi sono svegliata, ho fatto colazione. Mi sentivo stanca ma avevo voglia di occuparmi un po' della mia casa, di spendere così la domenica mattina.
Poi ho sentito che mi stavi chiamando, mi stavi chiamando altrove.
Non volevo venire, e ho fatto resistenza. Ho lottato a lungo contro il tuo richiamo, ma tu avevi la forza del canto delle sirene, incessante e potente.
Mi sono rannicchiata in posizione fetale, per raccogliere tutte le mie forze e resisterti. E' stato inutile. E' bastato un istante di cedimento e mi hai portata via.
Sono stata con te, in assenza di gravità, di tempo e di luogo, qualcosa di noi si é unito in quella dimensione imprecisata.
Quando ho sentito l'inequivocabile rumore di una chiave nella serratura, mi sono chiesta in quale casa fossi, e chi potesse essere, ad entrare in quella casa. Non sapevo dove si trovasse il mio corpo fisico.
Trasognata ho parlato con Il Filhio, il gatto é corso da me miagolando quasi con disperazione.
Mi sento provata, e ancora mi chiedo cosa sia accaduto.
Sono uscita sotto il diluvio, con il cuore in tumulto, mi sono bagnata come un pulcino.
La testa mi scoppia, ma devo lavorare, e il mio lavoro si svolge usando la testa.
Dov'é?
In uno di quei luoghi imprecisati tracciati ogni tanto nella vita di ciascuno dagli scherzi di Cupido.
Non é ancora successo nulla ed é già successo tutto. Mi ritrovo boccheggiante come quando si incrocia la morte e non se ne viene sfiorati.
Tutto il mondo conosciuto diventa inintelligibile, il corpo soffre tanto quanto la mente.
Sono piegata in due da una forza schiacciante.
Il mio lavoro é con le persone.
Le guardo, mentre parlano, e tu compari fra i miei occhi e i loro, sirena dal richiamo struggente che per un istante mi rapisce con sé.
Non sono mai stata facile ai sentimentalismi, le volte che Amore ha bussato alla mia porta non sono moltissima, ma ho sperimentato due modalità.
A volte si annuncia da lontano, e con esitazione, ricami e dubbi, avanza lentamente tra segnali ed eclissi.
Altre volte non si annuncia.
Si insedia senza far rumore e lo si scopre lì, a posteriori. Come ora.
Troppe emozioni e tutte insieme negli ultimi giorni, al punto che l'unica cosa che sento sono gli scompensi a livello somatico.
Odio questa mia vulnerabilità. La gente litiga intorno a me e io perdo energia... sto male Qualcuno ha un incidente e si fa male, e anch'io vado in pezzi.
Le superfici alle quali mi appoggio diventano improvvisamente piani inclinati, e ciò che prima nutriva diventa falla. E in certi stati particolari anche le piccole delusioni scavano voragini.
Nel quadro, una piccola stella di luce. L'uomo dei sogni si é visibilmente commosso per un mio gesto e gli é scappato un bacio. Sulla fronte, naturalmente, perché il nostro rapporto non sfugge al karma.
Il Filhio domani ha il primo giorno di scuola delle superiori.
Mi sembra ieri il suo primo giorno di scuola alle elementari, il suo faccino ansioso mi é vividamente impresso così come il mio struggimento nel lasciarlo in classe, e la mia impazienza di rivederlo al termine delle lezioni.
Non voglio aggiungere altro. Un figlio che cresce e cambia, un figlio che passo dopo passo abbandona il corpo e i modi da bambino, muove molte emozioni.
Forse un giorno potrò parlarne, ora ci sono troppo dentro.
6 anni fa. Un martedì come oggi.
Credo di aver guardato la TV per la durata dell'eternità.
Prima una torre, poi l'altra. Ero sopraffatta.
Il pensiero era sgomento, la mente non conteneva l'incredibile.
Quella sera era fissata la riunione quindicinale di un gruppo di volontariato di cui facevo parte.
Ci siamo ammalati tutti. Senza sapere niente l'uno dell'altra, ciascuno telefonava alla coordinatrice per scusare la propria assenza... la riunione é saltata.
Impossibile dimenticare. I traumi congelano il tempo.
Ho un invito per una festa e sono nervosa.
Ho pensato almeno due ore a cosa avrei potuto indossare e ora mi sembra tempo sprecato. Non sono particolarmente soddisfatta.
Il clima ha messo fuori discussione il guardaroba estivo e su quello autunnale ho delle forti perplessità. Total black con un tocco di colore dato dall'haori che il Sensei mi ha regalato quest'anno.
E quasi senza accorgersene, siamo al giro di volta dell'autunno.
Non lo so come desidero vedere me stessa tra un anno. So che ci sono un paio di promesse che mi sono fatta a Capodanno e che ancora non ho mantenuto ma, a parte queste, so che voglio introdurre dei cambiamenti sostanziali nel mio approccio alla vita.
L'anno passato é stato di smaltimento delle macerie e di ricostruzione di aspetti essenziali, ora che lo sconquasso é stato abbastanza rimediato voglio occuparmi di me.
Che Ferragosto inaspettato!!
Il computer é moribondo, e non é una bella cosa.
Ho la febbre e la tosse, ed é una cosa peggiore della prima.
Per finire la tria, sabato dovrei partire per lo stage di spada e non so se guarirò in tempo.
A Ferragosto niente tecnici del computer, niente medici e niente compagnia, visto che chi poteva é andato in giro e io non sono in condizioni di farlo.
Niente musica e niente film, era tutto sul malato terminale.
Eppure non posso nemmeno dire di essere triste. Mi sento così presa di sorpresa e ammalata che sto qui, da sola nel silenzio di casa, con un senso di straniamento come se il tutto, in fondo, non mi riguardasse.
Non posso propormi come esperta: non sono un uomo, non ho la barba, e per le mie pratiche depilatorie ho sempre utilizzato altri metodi.
Ma la sensazione che mi deriva nel vedere gli spot dei rasoi (bilama, trilama, testine snodabili e quant'altro) é insopprimibile.
L'uomo che si vede con la faccia piena di schiuma é già perfettamente sbarbato da prima del passaggio del $magicorasoio.
O voi lettori di sesso maschile, certamente più navigati in materia di me, ditemi, non vi sentite turlupinati?
Non so per quale motivo tutte le superfici orizzontali attirano il deposito di materiali. Forse c'è una legge fisica in grado di spiegarlo. O chimica. O magnetica.
A volte un singolo foglio sembra fungere da "seme" per grovigli misti che crescono alla velocità del cancro, altre volte un modesto monticello assurge lentamente ad altezze (traballanti) che sfidano l'Empire State Building.
L'dea di base é che saranno sempre depositi temporanei, e poi per qualche strano incantesimo si sedimentano per ere glaciali. Alla faccia delle rocce stratificate.
C'é una pila di carte che non ho finora preso in mano, e penso che sia arrivato il momento di farlo.
Sono stufa di vedere il mio comò dei primi Novecento, con il piano in marmo rosa e la specchiera ovale, come la dépendance della scrivania. Anzi, dell'archivio.
E oggi ho in mente di "archiviare" molto.
Presso la raccolta differenziata.
Tutto congiura contro il campeggio. Inclusa la mia salute.
Pazienza. Dopo essere stata dal medico, stamattina mi sono consolata con un po' di shopping.
Sia benedetto il saldo. Per una volta non ho dovuto fare selezioni e ho preso TUTTO quello che mi piaceva: blusa, gonna, pantaloni, giacca, scarpe e cintura. A prezzo pieno sarebbe stato improponibile, ma gli outlet fanno miracoli. E dio solo sa quanto avevo bisogno di rinnovare un po' il guardaroba per darmi uno sprint.
Ora, tanto per cavalcare l'onda positiva, veleggerò verso il più grande emporio di stoffe della regione, e vedrò se la sorte mi consente di trovare in saldo la stoffa, la bella stoffa che mi occorre, per rivestire il letto e cancellare ancora un po' di passato.
Aggiornamento. Bene. Ho praticamente speso mezzo stipendio in una sola giornata.
La bella stoffa l'ho trovata eccome, e anche delle belle lenzuala nuove che si accostano da dio. Ma niente di tutto ciò era in saldo, anzi. Si potrebbe dire che erano nella pole position della nuova collezione.
Si é levato un vento rabbioso. Forse pioverà. Non che la cosa mi dispiaccia molto, visto il caldo eccessivo dei giorni scorsi, ma é un elemento che introduce qualcosa di bizzarro in una realtà alla quale ancora fatico ad adattarmi. La vita in città.
In questi giorni ho ripreso contatto con gli amici, qualcuno lo ho già rivisto, con altri abbiamo preso accordi per passare un po' di tempo insieme. Ma la frase con la quale Il Filhio, in Scozia, ha messo a nudo qualcosa che cercavo di ignorare, acquista ora una risonanza non teorica.
Dopo una settimana circa di viaggio, ha detto che gli mancavano gi affetti lasciati a casa, e mi ha chiesto se anche per me era la stessa cosa. No, non lo era.
L'anno scorso mi sono gettata nella risistemazione della casa e nel lavoro, cose che reputavo entrambe necessarie. Ma così facendo, il tempo per me stessa e per coltivare delle relazioni é stato davvero risicato. Con il risultato che.
Appunto.